Giostra della Quintana di Foligno. - Umbria Itinerari

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Giostra della Quintana

Un viaggio nel tempo e nello spazio. Sì, un viaggio tra cavalieri e nobildonne d'altri tempi, tornei, giochi e feste.

Dal 1946 la città rievoca, nella Giostra della Quintana, il clima di un famoso torneo cavalleresco del seicento, finalizzato a stabilire se fosse prioritaria, per un cavaliere d'onore, la fedeltà al  principe o alla dama.

La sfida.
Dieci cavalieri, in rappresentanza degli altrettanti rioni di Foligno (Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, Mora, Morlupo, Pugili, Spada), competono oggi in una giostra spettacolare nel Campo de li Giochi.

Impugnando una lancia su un cavallo in corsa, si cimentano nell'infilare il maggior numero di anelli, sospesi al braccio di una statua lignea, detta appunto "Quintana": rappresentante un guerriero risalente al XVII sec., essa domina al centro del campo di guerra, appositamente predisposto nello stadio comunale cittadino.

La settimana precedente la Giostra si aprono la bellissime taverne dove potrete assaporare fantastici piatti locali; la sera precedente la competizione, seicento personaggi in costume sfilano per le vie della città, creando un'atmosfera alquanto suggestiva.

Gli appuntamenti.
Tre gli appuntamenti annuali della giostra: il Carnevale Barocco, la sfida di giugno, la Fiera dei Soprastanti e la rivincita di settembre.


Le taverne.
Le taverne sono il cuore pulsante dei Rioni. Ogni contrada ne possiede una ed è qui che si concentra l’attività di aggregazione in primo luogo, ma anche e soprattutto l’attività di ricerca e sperimentazione che ruota intorno al settore enogastronomico, non semplicemente di contorno alla Giostra della Quintana, ma vera e propria occasione per mettere a punto la spettacolarizzazione dei banchetti che erano propri dell’epoca barocca.

Tre sono i Rioni che si vantano di aver “inventato” le taverne: il Cassero, il Giotti e il Contrastanga. In realtà nel 1968, i dirigenti del Rione Cassero, nello scantinato molto caratteristico di Palazzo Gentili-Spinola vollero approntare in modo rustico una forma di accoglienza con cibi molto semplici. Il successo fu notevole.

L’anno  seguente la medesima esperienza fu praticata dal Rione Giotti e dal Rione Contrastanga. Bisognerà giungere al 1976 perché le taverne rionali potessero assumere una fisionomia ben precisa. I Rioni divennero, per questa occasione, “pionieri”, ricavando le loro taverne negli angoli più riposti degli antichi scantinati, tanto che fondi e cantine tornarono a risplendere. In linea di massima, esse sono attigue, se non addirittura facenti parte dello stesso complesso edilizio della sede rionale.

Da un punto di vista architettonico sono molto interessanti proprio perché esemplificano cantine o altre parti di antichi edifici. Sono tutte conformate a norma di legge per gli impianti delle cucine, per la parte della sicurezza degli impianti e per chi le frequenta per poterne gustare i cibi. Il primo menu era costituito da bruschette, fagioli e cotiche, accompagnate da buon vino. Ma dagli anni Ottanta dalle cucine rionali cominciarono ad uscire vivande ispirate alla gastronomia secentesca e sempre più accurate nell'allestimento scenico. Nasce la Gara Gastronomica tra i rioni, grazie all’intuizione, che diviene programma a tutti gli effetti, del regista Lino Procacci.
In questo modo, attraverso la Gara Gastronomica, la Quintana esce dai confini territoriali, perché ospiti del mondo dello spettacolo intervengono ad animare le già animate serate gastronomiche, mentre le giurie sono composte da persone più che qualificate e competenti. Senza vantarci tanto, possiamo dire che tutti gli ospiti hanno ammirato le taverne e gustato i cibi in pari misura.

Un folto gruppo di contradaioli si presta come volontario per il servizio di sala. Ragazzi e ragazze in costume appropriato per la circostanza, sempre nell’ambito degli stilemi prescritti, accolgono con cortesia i numerosissimi e chiassosi clienti, che sono non solo i folignati, ma comitive di ospiti in città per assistere alla Giostra o comunque vivere una parte del momento festivo. Il Comitato Centrale decide il periodo di apertura, ma nulla impedisce che, con i dovuti permessi, siano effettuate aperture straordinarie.

Sito ufficiale: leggi tutto.


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